Il problema Mente Corpo nella filosofia greca

 IL CERVELLO DI ALCMEONE
Alla faccia di Vesalio che in aula bruciava i testi di Galeno gridando "I libri vecchi non servono a niente", alla faccia di chi pensa si possano cancellare millenni di pensiero di con un colpo di spugna, di chi deride i vecchi perché ora indossa i pantaloni, alla faccia della peggiore ignoranza decido di tornare dal mio maestro, lui può chiarirmi le idee riguardo il dilemma cartesiano sul rapporto tra mente e corpo.

 Galeno è sorpreso, non mi aspettava così presto, sorride: "Vedi? Non si può fare a meno dei vecchi. Almeno di trattarli con rispetto." Si alza dal suo scanno, indossa un mantello e mi propone di andare insieme ad Atene: "Domandiamolo direttamente a loro. Platone e Aristotele sono le colonne portanti e insostituibili di tutta la filosofia". Poi ci ripensa e aggiunge: "Prima però si fa una tappa a Crotone, da un giovane discepolo del sommo Pitagora, il primo che parla di mente e cervello." Mi spiega che prima i filosofi si erano concentrati su cosmo e natura dando per acquisito che la sede dell'intelletto fosse il cuore: "È da lì che fluisce il sangue e lo spirito vitale". 

Sotto il cielo notturno della Calabria sembra di poter toccare le stelle, Alcmeone non ci guarda nemmeno, va subito al dunque: "L'uomo si distingue dagli altri animali perché capisce, mentre gli animali percepiscono, ma non capiscono. Noi vediamo i colori, udiamo i rumori, sentiamo gli odori, vediamo le stelle, poi tutto viene miscelato nel cervello. Questa è la mia idea rivoluzionaria". 
Gli chiedo quale interazione c'è tra mente e corpo. " Si gira, mi guarda come un animale deficiente, scrolla testa e si impegna a spiegare con calma: "Siamo anima e corpo, la mente è una funzione specifica del cervello che è la sede della percezione e della conoscenza. Guarda quella stella, il tuo occhio la osserva, percepisce la sua bellezza e attraverso i nervi ottici si collega al cervello, il quale, mediante un complesso sistema di connessione fisiche interne, influisce sul corpo".
Restiamo a parlare l'intera notte, Alcmeone ci parla di Pitagora, di Democede, di malattia, di contemplazione, di terapia, di democrazia: "La Salute dura fintantoché i vari elementi hanno pari diritti."  Una conversazione assai interessante, ma ora non abbiamo tempo, ne parliamo in nota.

  IL DUALISMO DI PLATONE
Tali e quali a come li ha disegnati Raffaello nella Scuola di Atene: Platone è anziano, somiglia a Leonardo da Vinci, è serio, pensieroso, solleva il dito in alto e sembra guardare lontano, in un mondo immutabile e perfetto, oltre tutto ciò che è visibile; Aristotele è più giovane e vigoroso, ha uno sguardo diretto, determinato, estende la mano in avanti rivolgendo il palmo verso terra come a sottolineare che la base della conoscenza è nella osservazione. Raffaello ha già detto tutto.
Platone: "Esistono due realtà: il mondo sensibile e il mondo delle idee. Il mondo sensibile è il mondo fisico, imperfetto, accessibile solo attraverso i sensi. Il mondo delle idee invece è una realtà perfetta, immutabile, divina, e attraverso il processo della conoscenza l'uomo può ricordare e ritornare alla perfezione".

Domando: "Maestro, Anima e corpo sono una sola sostanza?" 
"No. Sono due sostanze diverse, distinte e indipendenti. L' Anima è immortale, immateriale e razionale, il Corpo è mortale, materiale e sensibile. L'Anima è incatenata al corpo come in una caverna, dove vede solo ombre, si ciba di illusioni e ha timore della luce. L'Anima è prigioniera del corpo che la limita e la corrompe, ma attraverso la filosofia può raggiungere la verità, la conoscenza del mondo delle idee e farne parte".

Domando: "Maestro, se anima e corpo sono separati come interagiscono?" 
"L'Anima è trina, fatta di tre parti: razionale, irascibile e concupiscibile. L'Anima è come un carro trainato da due cavalli, alla guida c'è un auriga. Ecco: l'auriga è la parte razionale, l'intelletto, che ricerca la verità attraverso la contemplazione. L'auriga guida due cavalli alati, uno bianco e uno nero; quello bianco è spinto dal coraggio, dall'onore, e si dirige verso il mondo delle idee; quello nero è spinto dalle passioni e dai bisogni materiali, così si dirige verso il mondo sensibile. L'auriga, la ragione, deve mantenere il controllo dei due cavalli, non è facile! Nonostante le tentazioni del mondo materiale la ragione deve dirigere il carro verso l'Iperuranio dove risiedono le idee."
Immagine fantastica, penso a Cartesio, lui vede la mente come sede del pensiero totalmente diviso dal corpo, come nel dualismo di Platone, ma per lui, Renato, la mente non può avere accesso a un mondo di idee trascendentali, anima e corpo restano separati.

  L'ILEMORFISMO DI ARISTOTELE
"È cosa naturale che il figlio si opponga al genitore, per completarlo. Accade sempre così come natura vuole, il giovane è destinato a ribellarsi ai padri, poi tornerà l’equilibrio. Così anche io, Aristotele, discepolo prediletto del sommo Platone, mi sono ribellato al suo dualismo e ho proposto una visione integrata”.
L'Anima e il Corpo non sono entità separate. Tutti gli esseri naturali sono composti di 'materia' e di 'forma', per dirla chiara sia di sostanza fisica sia di essenza della cosa. L'Anima infatti è ciò che dà vita e funzionalità al corpo, cioè gli dà la “forma”, lo plasma come argilla. Significa che
l'anima non può esistere senza il corpo, perché lei è il principio vitale che lo organizza e lo governa. Si conclude che la Materia e la Forma sono una sola sostanza. Questa teoria si chiama “Ilemorfismo”, si dice, perché in greco "hylê" è la Materia, e "morphê" è la Forma.

"L'Anima è di tre tipi: 1) Anima Vegetativa, presente nelle piante che è responsabile delle funzioni fondamentali di crescita, nutrizione e riproduzione; 2) Anima Sensibile, presente negli animali ed è responsabile delle sensazioni, dei desideri e del movimento; 3) Anima Razionale, presente nell'uomo, responsabile del pensiero e della ragione".  Aristotele non immagina un auriga che conduce due cavalli, ma un’Anima che è come le scatole cinesi, una dentro l’altra, la più ancestrale che serve a vegetare, una istintiva che serve a sopravvivere, una razionale che serve a pensare, a far musica e poesia. All’interno di questa Anima profonda c’è il "Nous": l'Intelletto. 
L’intelletto può essere passivo e attivo, Avicenna dirà “potenziale” e “acquisito”, comunque è la qualità principe di un uomo. L'intelletto passivo riceve e immagazzina impressioni sensoriali, mentre l'intelletto attivo è capace di astrarre e giungere a idee universali, in grado di entrare nel mondo immortale e separato. Però l’Anima dell’uomo resta intrinsecamente legata al corpo mentre la persona è in vita".