IL NOME DI DIO

 "Il  Tao che può essere nominato non è l'eterno Tao".

Così inizia il Tao Te Ching. "La via che può essere descritta non è la Via eterna". O anche: "Il nome che può essere detto non è il Nome eterno". Esistono più traduzioni, ma il concetto pare chiaro: se il Tao è illimitato, indeterminato, infinito, solo a dargli un nome lo si definisce, lo si limita, lo si determina. La parola infatti non sarà mai capace di esprimere l'essenza, è una costruzione umana di per sé insufficiente ad descrivere la totalità delle cose.

Io e Galeno indugiamo muti, non sappiamo che dire. Chissà perché a noi il silenzio mette imbarazzo. Lao Tzu invece sta seduto a gambe incrociate, tranquillo e senza dolore. Io cerco di stare nella posizione del loto, ma non dico che male, non solo alle gambe, soprattutto alla testa.

Prendo coraggio ed esclamo: "Maestro, anche noi in occidente abbiamo una frase simile, è nel Vecchio Testamento, il nostro libro sacro, che dice 'Non nominare il nome di Dio invano'."

 Restiamo in attesa di una risposta, attesa ma non arriva. Infine le sue parole gelano.

 

IMMANENZA  TRASCENDENZA

"Colui che parla non sa. Colui che sa non parla" (versetto 56).

Che cosa intende Lao Tzu? Ci penso. Anzi lascio andare i pensieri: se la saggezza è nel Tao, ed io sono nel Tao, la risposta devo trovarla dentro di  me. 

Il Tao non è estraneo e distante, è immanente in tutte le cose. C'è un'idea di unità e continuità tra il Tao e l'Universo, compreso noi. La frase biblica invece enfatizza un rapporto di reverenza e obbedienza verso un Dio trascendente e separato dall'uomo. Dio è onnipotente, onnisciente, onnipresente,  gli esseri umani sono suoi servitori. 

Nel Tao Te Ching il rapporto con il Tao non implica sudditanza, promuove una visione di armonia e unità. Il Tao è una forza naturale e universale che permea tutto l'esistente, quindi gli esseri umani sono parte del Tao e possono armonizzarsi con esso piuttosto che essere soggetti a un'autorità esterna e distaccata.

Galeno che è pagano, abituato a tanti diversi Dei, allo stesso tempo buoni e cattivi, sembra non comprendere il nostro dibattito: "Penso che abbiate ragione entrambi: dal momento che il tutto è Tutto devono esserci tutte e due le cose, trascendente e immanente."

Lao Tzu gli fa un cenno di rispetto. Galeno, contento, sta per avvicinarsi per stringergli cordialmente la mano. Faccio in tempo a fermalo, mai stringere la mano ad un cinese, non ama essere toccato, meglio giungere le mani davanti al petto.

Lao Tzu ringrazia: "È l'ora del Tè"

 

 

COSMOLOGIA TAOISTA

Il Maestro ci conduce in una sala accogliente e ordinata, tutto ispira tranquillità e calma. Al centro c'è una fontana dove l'acqua scorre tra piante e pietre. A terra stuoie per sedersi e quattro tavolini bassi per accogliere tazze, piattini e una teiera di argilla. Getta sei pugnetti di erbe nell'acqua quasi in bollore, attende. Poi con un moto circolare versa l'infuso nelle tazze e ci invita a osservarne il colore, annusarne l'odore, sentirne il calore. Fa parte del rito. Quindi ci ordina di svuotare interamente la tazzina.   

È una metafora, lo abbiamo capito: il Maestro non intende la tazzina, ma la nostra testa, da svuotare totalmente da ogni pensiero, opinione, giudizio, affinché lui possa riempirla di nuovi concetti. Ricominciare da zero, dal vuoto bambino, ogni volta.

 "Dal nulla si generò l'uno, l'uno generò il due, il due generò il tre, Il tre le diecimila cose" (V.42).  All'inizio non c'è nulla, il vuoto sublime, la Suprema Vacuità,Wu Ji, Energia allo stato puro.

Poi tutto comincia a muoversi ed esplodono gli opposti, giorno e notte, Yin Yang, la Polarità Primordiale. Una forza celeste li condanna ad allontanarsi e di nuovo avvicinarsi, continuamente. proiettati verso l'infinito e  attratti verso il centro, la Suprema Polarità. Le creature voltano le spalle allo Yin e volgono il volto allo Yang. Il Qi infuso le rende armoniose nel Tao, in un eterno e inesauribile divenire.

 

 A guardarlo non lo vedi, di nome è detto l'incolore.

Ad ascoltarlo non lo odi, di nome è detto l'insonoro.

Ad afferrarlo non lo prendi, di nome è detto l'informe. 

Uniti insieme formano l'uno. È la figura che non ha figura,

l'immagine che non ha materia, l'indistinto e l'indeterminato.

Ad andargli incontro non ne vedi l'inizio, 

ad andargli appresso non ne vedi la fine, 

è questa l'orditura del Tao

(V.14).

 

Lao Tzu è soddisfatto del racconto, si alza, è tardi, ci invita al sonno. Ci annuncia che l'indomani ci porta nel 2500 aC a conoscere il medico di corte dell'Imperatore Giallo Huang Di.  Fa un inchino e svanisce come già in un sogno.