MENTE E CORPO -

René Descartes da le carte, mette sul piatto il problema dei problemi, punta una grossa posta al buio e infine butta giù una carta farlocca che è come una pinella di burraco mentre si gioca a briscola.

Lui dice: “L’unica certezza è che dubito e quindi penso”. Fin qui le carte sono corrette: “Res Cogitans” e “Res Extensa”, la prima è il Cogito, la seconda è la Forma, Materia, il Pensiero e il Corpo, due entità totalmente separate.

 Che cosa le unisce, come interagiscono, qual è la terza carta. Tutti al tavolo di gioco gli dicono che in qualche modo Pensiero e Materia interagiscono, gli chiedono allora come e dove si incrociano.

“Quale è il rapporto tra Mente e Corpo?” Renè Descartes si incarta e non riesce a dare una risposta, ma è di mano e butta giù la sua carta valida come una pinella: “la ghiandola "pineale".

La ghiandola pineale è una piccola struttura a forma di un cono di pino alla base del cervello. Oggi sappiamo che serve alla produzione e alla regolazione della melatonina, Cartesio la identifica come l’organo che funge da mediatore tra l’anima immateriale e il corpo materiale, il luogo il cui i pensieri influenzano le azioni del corpo; “Attraverso questa ghiandola passano gli spiriti animali che trasmettono le percezioni sensoriali e i movimenti”.

 

Il bluff viene sgamato subito, Cartesio abbandona le carte e il tavolo lasciando il problema senza risposta: "Se la ragione non è fatta per comprendere è inutile pensarci”. Così scrive a Elisabetta di Boemia, principessa del Palatinato, durante un lungo e gentile carteggio filosofico. Elisabetta gli chiede come due sostanze così diverse possono influenzarsi reciprocamente, Renato risponde con la ghiandola pineale, ma non riesce a convincerla. Infine cede, le scrive che per lei l’interazione mente e corpo è diventata un’ossessione, che il problema sfugge alla comprensione razionale, che deve accontentarsi di sapere che è un mistero ontologico: “Mentre possiamo sapere con certezza che mente e corpo sono distinti, la natura della loro connessione supera le capacità della ragione umana”. Tant’è!

 

Testa e Pancia  

Oggi giorno, volenti o nolenti, ci chiediamo dove cavolo stiamo andando. Le notizie che giungono ogni giorno sono talmente orribili che sembra non ci siano più speranze. Di fronte al cambiamento climatico, all’orrore delle guerre, alle città invivibili, restiamo perplessi, impotenti, sconfortati, divisi tra ossessione e indifferenza

I politici, cioè coloro che dovrebbero interrogarsi sulle strategie per il futuro e offrirci una via di uscita dalla dissoluzione globale, si dividono in due sole e precise categorie: c’è chi parla alla testa e chi parla alla pancia. E noi, grazie a Cartesio, non sappiamo integrare testa e pancia, mente e corpo, eppure sono due parti irrinunciabili per sentirci vivi e sani. Questo è vero: siamo divisi a metà, dalla cintola in giù, una parte alta e una parte bassa, una bianca e una nera. Come se l’una sia più nobile dell’altra. Ci sentiamo come un personaggio di Italo Calvino, Medardo di Terralba, il Visconte dimezzato, o forse come il Cavalier Agilulfo, pensiero senza corpo, diviso tra coscienza e corazza, cavaliere inesistente. Invece siamo come Gurdulù, senza più alcuna identità. “Girogirotondo, casca il mondo, casca la terra e tutti giù per terra”. Tant’è!

 

Tutta colpa di Descartes? In un mondo che diciamo razionale, dove è finita la ragione!

È nelle macerie di Gaza, negli arsenali atomici, nelle zolle secche dei campi, nel fango assassino di Valencia, in una singola goccia di acqua fredda nelle nubi della nostra evaporazione. Ed è tempesta. Tra testa è pancia il vuoto, riempito da algoritmi in un mondo senza cultura, senza un fine, se non di produrre, consumare e vincere.

Un tempo in quel vuoto, “WuJi Vuoto Sublime”, c’erano gli dei, o forse un solo dio, buono e cattivo, ma almeno sapevamo cosa è il buono e cosa il cattivo. Chi è mai riuscito razionalmente a determinare il numero di Avogadro dell’amore, a sintetizzarne l’algoritmo. Nemmeno sedendosi sulla sabbia a guardare il mare riusciamo a vedere l’orizzonte. Intanto le nostre fastidiose zanzare nella notte, sono per altri ronzanti droni in attesa di dare morte.

Abbiamo perso qualcosa per strada, i vecchi lo sapevano che l’amore si trova tra testa e pancia e che devono stare in accordo. Biòs e Biòs, Yin e Yang, scienza e arte, ragione e fede, uomo e cosmo, guerra e pace, realtà e sogno, ne hanno parlato per secoli..

Cartesio ha solo posto un problema, ha dato incipit a un dilemma e per quattrocento anni è stato l’alibi per dire che non è cosa che ci riguardi , perché la ragione non lo vede, in verità  semplicemente perché non alza il PIL. C’è quindi da osservare una cosa: nella divisione tra testa e pancia occorre tener presente che nel taschino della giacca, in corrispondenza con il cuore, abbiamo sempre il portafoglio.

 

"Non cogito ergo habeo".

Ovviamente tutto questo bel discorso tra pensiero e materia, testa o pancia, riguarda direttamente il concetto di Salute. Se infatti finora con Galeno e compagni abbiamo creduto che la Salute sia “dinamico equilibrio corpo, mente, respiro”, ora ci accorgiamo che improvvisamente il concetto di salute risponde più ai parametri della “Efficienza” di una macchina che va ad ATP. Una rivoluzione: in questo modo la salute perde la sua misteriosa essenza.

Non è un problema da poco, quel che possiamo razionalmente indagare è la materia, la struttura ossea a far da albero motore, gli organi molli a gestire sangue, cibo e urina, la pressione delle gomme che pulsa nelle vene, le connessioni sinaptiche racchiuse in una sorta di sistema elettrico che fa pensare ad un hardware programmabile prima ancora di poter immaginare un computer come ha fatto Hume con la sua “Tabula rasa” e lo stesso Cartesio con la sua “automata”, la bambola meccanica con il nome di Francine, sua amata figlia scomparsa a sei anni.

Ora con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale dobbiamo per forza domandarci se siamo veramente enti pensanti o cose pensate, se siamo ancora in grado di dubitare e giungere ad un “Dubito ergo Cogito…” eccetera che è il fondamento di ogni pensiero razionale. Ma oggi tra le macerie di Gaza, nel fango di Valencia, nella fossa comune del Mediterraneo, dove è finita la Ragione? Il dubbio è che oggi, alla faccia di Cartesio poveretto, il suo “Cogito ergo Sum”, si è ridotto ad un più simpatico "Non cogito ergo habeo