Perché TRE 
Anche questo capitolo nasce per divertimento, perché mi piace il titolo: "I Tre Tommasi". Sono tre personaggi diversi, appartengono a tre epoche differenti, hanno idee originali, a unirli è  il nome 
Tommaso d’Aquino è nel Medioevo, 1225-1274, monaco domenicano, il più grande teologo della Chiesa; Tommaso Moro è nel Rinascimento, 1478 – 1535, cancelliere del Re Enzico VIII che poi lo decapita, ottimo statista, soprattutto scrittore umanista. Infine Tommaso Campanella nel tardo Rinascimento, 1568 – 1639, politico, rivoluzionario, poeta, scrittore.

 Ovviamente ci sono tani altri filosofi: nel medioevo Boezio, Anselmo, Abelardo, Scoto, Maimonide… nel Rinascimento Machiavelli, Pico della Mirandola, Erasmo da Rotterdam, Ficino, Giordano Bruno, Leonardo da Vinci e così via. Io scelto i tre Tommasi perché li trovo indicativi per la nostra Filosofia di Salute.
Paradossalmente è proprio un Tommaso l’Apostolo che ci porta al dubbio come questo possa portare ad una fede più profonda grazie all’onesta ricerca di una Verità da toccare con mano.
I nostri tre Tommasi sono:
Tommaso d’Aquino, sacerdote cattolico, dottore della Chiesa, assume il compito di portare la filosofia di Aristotele dentro la cristianità e di conciliare il drammatico conflitto tra Fede e Ragione.
Tommaso Moro, Lord Cancelliere di Enrico VIII, martire per coerenza, critica la corruzione politica e descrive una società ideale in un’isola che non c’è. Tommaso Campanella, frate domenicano, comunista rivoluzionario in prigione per 27 anni, immagina una riforma sociale basata su uguaglianza e condivisione.

TOMMASO IL "BUE MUTO"
Tommaso mi sta simpatico perché è un ciociaraccio come me. Nato a Roccasecca dai Conti di Aquino, studia al Chiostro di Montecassino, insegna a Napoli alla facoltà delle arti e muore a Fossannova, vicino a Priverno, tutto a pochi chilometri da casa mia. Tommaso d'Aquino è il "filosofo ciociaro ", grasso, tozzo e silenzioso, scarpe grosse e cervello superfino, lo chiamano "Bue Muto". Il suo maestro, Alberto Magno, lo difende: "Voi lo chiamate Bue Muto, sappiate che il suo muggito riempirà il mondo intero".
Il suo sistema di pensiero verrà definito “Tomismo”, un onore che spetta solo a lui, nemmeno Cartesio ha il suo “Renismo”. “Tomismo” identifica il modello filosofico della “Scolastica” cattolica. la ragione usata per spiegare la fede integrando con estrema coerenza filosofia, teologia, etica, metafisica, teoria della conoscenza. Lo chiamano "Bue " perché è grosso, grasso e pelato. Si dice che spesso lo scambiavano per il portiere o con il cuoco. Un giorno, quando i monaci lo videro meditare sospeso in aria più di due metri gridarono al miracolo, non per via della levitazione che in quei tempi tra i monaci andava moda, ma perché, pesante come era, era sicuramente un miracolo.
"Muto" perché se ne sta in silenzio giorni interi, riservato e distratto. Si racconta che durante una cena, rigorosamente in silenzio, stava meditando su qualche frase aristotelica quando si alzò di scatto, si mise un cosciotto di tacchino sottobraccio e se ne tornò silenzioso in cella a scrivere la sua “Summa Theologiae”. Lo chiamano "Bue Muto", ma tutti lo onorano, lo rispettano, lo amano e riconoscono la sua estrema coerenza in ogni momento della sua giornata. Si racconta che ripeteva spesso una frase di Gesù: “Lasciate che i bambini vengano da me”, così quando un giorno un bambino disturbava la lezione, lo prese in braccio, lo coccolò e continuò raccontandogli la favola di Aristotele.
È tutto un "si dice", ma a me piace immaginarlo così.

LA SALUTE TOMISTA
Raccontare il Tomismo in poche righe? La “Summa Theologiae” è un’opera monumentale di teologia e filosofia che organizza l’intero insegnamento della fede cristiana in maniera coerente e globale. Il nucleo è nel rapporto tra Fede e Ragione: "La Ragione permette all'uomo di indagare la Natura, manifestazione di Dio". Ragione e fede sono sentieri paralleli per giungere all’Unica Verità. La Ragione deve essere quindi al servizio della Fede, contemplando la Natura cerca la causa di ogni evento. Così di causa in causa può risalire fino alla causa prima, a ciò che non ha causa, al "Motore primo", cioè a Dio, che in quanto tale non ha inizio né fine. Nell'uomo l'anima e il corpo sono un'unità sostanziale, il corpo è al servizio dell'anima che dà forma al corpo. La Salute è necessaria per il benessere fisico utile ad esercitare la Virtù Spirituale. Quindi l'uomo è un’entità "virtuale", cioè “Virtù in potenza”, non in atto”. Il bene ultimo non è la salute fisica, ma la salute dell'anima.
Tommaso d'Aquino è sempre stato malaticcio, ma non si cura della sua salute fisica, per lui la cura è quella dell’anima. In tutto questo si sente odore di Avicenna e Averroè: celebre è il suo discorso sull’Intelletto: “C’è un unico Intelletto, comune e lo stesso per tutti”. Per spiegarlo parla degli “oggetti intelleggibili”. È semplice: mentre un oggetto come una mela può essere diversa da chi la osserva, un numero come 1,2 o 3 è intelleggibile, astratto, valido per tutti, appartenente ad un Intelletto divino.
“Doctor Angelicus” è un “ciociaraccio”, ma non per questo un provinciale. A 19 anni entra nell’Ordine dei domenicani contro la volontà della famiglia, per farlo desistere lo tiene imprigionato per un anno, inutilmente. Studia a Roma, a Parigi sotto la guida di Alberto Magno, insegna a Colonia, a Parigi, Orvieto, Roma, Viterbo, poi di nuovo a Parigi, dottore della chiesa. nel 1272 torna a Napoli quando, nel dicembre 1273, viene chiamato da Papa Gregorio X al concilio di Lione. Durante il viaggio si ammala gravemente ed è costretto a fermarsi presso l’Abbazia di Fossanova. Benché malato continua a meditare intensamente. Una notte però ha una visione, la Madonna gli dice che non continuerà la sua Summa Theologiae. Al risveglio dichiara: "Tutto quel che ho scritto è paglia rispetto a quel che ho visto". È molto malato, si pensa di idropisia, ritenzione di liquidi nei tessuti, come Eraclito. Quando gli viene posta un’ultima comunione la sua cella si illumina di una luce straordinaria. Tommaso è già chiamato Santo ancor prima di morire. Sepolto a Fossanova i monaci gli staccano la testa per farne reliquia.