L'ETA' D'ORO ISLAMICA
"Con la morte di Ipazia muore la filosofia antica e inizia il Medioevo, l'epoca oscura dell'occidente". Galeno inorridisce, si mette le mani nei capelli ormai radi. "Ma per fortuna - aggiungo - il mondo arabo riesce a tramandare il sapere ellenistico ". 
A Galeno torna il sorriso. "Sine Aristotele et Platone philosophia non est".
"Hai ragione, non si può fare a meno della Scuola di Atene".
Ad un certo punto il cristianesimo non trovava più la quadra tra Fede e Ragione, aveva terrore di una "Doppia Verità", perché è un dogma: “il sole si muove intorno alla terra”, così dice la Bibbia.

Invece quella strega di Ipazia, matematica e astronoma, si era messa a calcolare l'ellisse della terra intorno al sole, così profanava il cielo. L'occidente aveva cancellato ogni riferimento col mondo antico, ma infine si accorge di non avere più argomenti, che non si può rispondere ad ogni domanda solo con la predicazione, con dogmi e tabù, ha assoluto bisogno di filosofia.
  "In pratica, si dice, si è dato la zappa sui piedi".
  "Sua sponte se damnavit".

  Per fortuna in Arabia, in uno straordinario fermento culturale chiamato "Età d'Oro islamica", i filosofi iniziano a tradurre e a commentare i testi greci di Platone, Aristotele, Euclide, Ippocrate, Galeno… Così vengono conservate e ampliate filosofia, medicina, matematica, scienze naturali... Le città di Baghdad, Cordova, Damasco, Il Cairo, diventano punto di riferimento del sapere mondiale. La "Casa della Saggezza" a Baghdad (Bayt al-Hikma) attira studiosi da tutto il mondo e sostituisce la Scuola di Atene e di Alessandria. "Historia non consistit, veritas sempre vincit".
  In Arabia nasce la Scolastica, in cui si cerca la sintesi tra il testo sacro, il Corano, e il Logos. Il lavoro degli arabi è un ponte tra l'antichità classica e l'Europa moderna. Sono gli arabi a permettere la trasmissione delle conoscenze antiche, a garantire la sopravvivenza culturale dell'occidente, a contribuire al sorgere della Scolastica cattolica e poi al Rinascimento, ma intanto l’occidente entra nei suoi secoli di buio.
  "Historia hominis non consistit, potentia eam tantum retardare potest".

  AVICENNA
Il suo nome è "Ibn Sina". Se io adesso ripetessi "Ibn Sina" velocemente più volte ecco Avicenna. il Galeno dell'Islam. È un medico persiano, filosofo, matematico, logico, fisico, E proprio come Galeno non sopporta assolutamente i medici faziosi, settari e di conseguenza ignoranti e fanfaroni. Si racconta che un giorno era malato e il suo medico gli diagnosticò un consumo eccessivo di melanzane. E lui gli disse: "Bene, cercherò di non mangiarne durante la mia convalescenza". I suoi libri di medicina, ispirati a Ippocrate e a Galeno, hanno influenzato la medicina islamica ed occidentale per secoli. I testi più famosi sono il "Canone della medicina" e "Il libro della guarigione", quest'ultimo è diviso in cinque capitoli: medicina, logica, matematica, fisica e metafisica, la sua è una medicina olistica, basata cioè sul mortaio galenico, per dire sull'integrazione di scienza, filosofia, fisica e osservazione clinica in maniera globale, e “non a pezzi” come vedremo nei prossimi secoli. Ho una curiosità: è stato il primo ad usare il termometro.
  Ibn Sina ritiene fondamentale la teoria ippocratica dei 4 umori e quindi indica come terapie principali l'alimentazione, l'esercizio fisico, l'igiene e la cura del corpo. Paradosso: attualmente in medicina questa è la nuova avanguardia.
Piuttosto interessante al riguardo è la teoria del "bilanciamento delle Emozioni", che Ibn Sina ritiene elementi fondamentali alla salute individuale e collettiva. Consideriamo che per inserire la psicologia in medicina ci vorranno altri 900 anni. In più, secondo Avicenna, l’elemento primario della pratica medica è la “Prevenzione Primaria", concetto recepito nella legge 833 del 1978. Insomma il nostro Ibn Sina, che nasce in Uzbekistan nel 980 dC, è oggi un filosofo moderno.
A 10 anni impara a memoria il Corano, a 16 scopre la filosofia (principalmente Aristotele, Platone e Plotino) ma si innamora intensamente di Ippocrate. A 18 è già un apprezzato medico osteggiato da tutti i medici anziani. Avicenna racconta un episodio che diventa un ottimo consiglio: quando non riesce a comprendere un concetto, l’unica cosa da fare è staccare, andare in una moschea e pregare: “Così improvvisamente, senza pensarci, tutto diventa chiaro”.

L'INTELLETTO
Nella sua filosofia il punto di partenza è la “necessità": tutto in natura accade perché deve necessariamente accadere, tutto è perché necessario. La necessità domina l'Essere, Dio è la Necessità prima. Quindi se Dio è "Essere Necessario", l'uomo è "Essere Potenziale": "Essentia in Potentia". Semplice, ma complesso. L'Essenza di una cosa è ciò che definisce che "cosa essa è". Ad esempio l'essenza di un gatto è ciò che rende il gatto un gatto, così l’essenza dell’uomo è ciò che lo rende “uomo”, ma solo “in potenza”, ha la possibilità di poter essere “Uomo”, ancora non lo è con la maiuscola. Quando l’uomo incarna l’essenza e traduce “potenzialità” in “azione”, allora è "Essere in Atto".
Come si fa a crescere da Essere Possibile a Essere Attivo? Ecco la risposta: attivare la facoltà che differenzia l’uomo dagli animali: l’Intelletto. Sappiamo ora che l’intelletto è di tre tipi: “Attivo”, “Potenziale”, “Acquisito”. L'intelletto "Attivo" è di per sé divino, creativo, mira alla perfezione, mentre l'intelletto "Potenziale" è legato alla materia, mira ad un comportamento animale. Ma l'uomo può dedurre, astrarre, immaginare, ragionare, creare, cioè può “acquisire conoscenza": io ragiono, elaboro, acquisisco, sono consapevole, mi avvicino alla Verità.
  Secondo Avicenna l'Intelletto Attivo è di Dio, l’intelletto Potenziale è dell'uomo, l'intelletto Acquisito è dell'intellettuale. Mi ricorda Eraclito nella sua divisione tre Desti e Dormienti.
Abbiamo trovato un concetto simile nella pratica del Tai Ji: l'Intelletto Attivo induce alla "Coscienza", l’Intelletto Potenziale alla "Conoscenza", l’Intelletto Acquisito alla "Consapevolezza".
  Devo ammettere che ad un certo punto il mio intelletto è andato in tilt. Allora ho seguito il consiglio di Avicenna: sono andato in giardino, non in moschea, ho guardato il cielo, ho staccato il cervello, improvvisato una danza e improvvisamente tutto mi è sembrato chiaro.

Nota: il vero nome di Ibn Sina, in occidente Avicenna, è Abū ʿAlī al-Ḥusayn ibn ʿAbd Allāh ibn al-Ḥasan ibn ʿAlī ibn Sīnā al-Balkhī al-Bukhārī (أبو علي الحسين بن عبد الله بن الحسن بن علي بن سينا البلخي البخاري‎).