Roma, secondo secolo dopo Cristo, sono nel laboratorio di Claudius Galenus, medico e filosofo, vedo alambicchi, beute, ampolle, bisturi, sonde, e centinaia di pergamene. Lui mi mostra con orgoglio una Bilancia e un Mortaio, strumenti e simboli della sua professione e della sua arte. 

"Però, se non ho questo - dice sorridendo -  tutto resta inutile". E disegnando minaccioso un cerchio in aria mi mostra un Pestello. "Ecco la tua energia, la forza vitale."  

Spiega: "C'è in noi una forma di energia primigenia che parte dal cuore e fluisce attraverso il corpo, che da origine al movimento e mantiene in equilibrio il nostro organismo con l'universo intero.  Io lo chiamo Pneuma, significa soffio, respiro, principio vitale. Comprendi?"

Mi vede perplesso, indeciso. Galeno continua: "Non è parola mia, è molto antica, risale agli inizi della filosofia, quando si cercava l'Arché, la sostanza primigenia da cui originano tutte le cose. Ricordi la Scuola di Mileto?" 

Rispondo con imbarazzo: "Reminiscenze scolastiche".

Mi guarda stupito per la fugace cultura di noi allievi del duemila, per la decadenza della nostra memoria storica, a ragione, nella Roma del secondo secolo non funziona il Web.  "Vieni, ti voglio presentare 3 amici: Talete, Anassimandro e Anassimene. Vivono nel 500 avanti Cristo, in Asia minore, a Mileto, dove hanno fondato la prima scuola di filosofia".

Così ci ritroviamo nella Mileto di settecento anni prima.

La filosofia è una macchina del tempo, un fantastico viaggio che va al di là dello spazio e dei pensieri. Dico, entusiasta: "Eamus!" (Andiamo!)

 

 TALETE E L'ACQUA

Talete, il primo filosofo e scienziato, colui che iniziò ad osservare i fenomeni della natura separando il mito dalla scienza, l'ideatore della speculazione filosofica. "Speculazione" intesa come indagine, riflessione, meditazione, da non confondere con la speculazione dei nostri giorni, che consiste nell'acquistare a poco e rivendere a tanto.

Talete, colui che durante la battaglia tra Medi e Lidi annunciò l'avvento di un'eclissi, che fece deviare il fiume Halis per renderlo guadabile alla truppe di Creso, che calcolò l'altezza delle piramidi misurando la loro ombra, che indicò le stelle dell'Orsa Minore come bussola ai naviganti, che per osservare le stelle cadde in un fosso, rimanendone intrappolato. Per fortuna una cameriera lo tirò fuori, ma la storia finì sulle bocche di tutti. Aristotele racconta che lo portavano in giro a causa della sua distrazione e per la sua povertà. Allora un giorno, avendo previsto un abbondante raccolta di olive, Talete si accaparrò tutti i frantoi della città per poi affittarli a caro prezzo. Alle proteste e alle preghiere di tutti i cittadini, dichiarò che avrebbe applicato prezzi onesti solo a patto che comprendessero che un filosofo non ha soldi perché incapace di farli, ma perché non gliene frega assolutamente niente. "La vera ricchezza - disse - è altra cosa."  

Talete è rimasto famoso come "quello dell'Acqua". Si era messo a cercare l'Arché, la sostanza che da origine a tutte le cose. L'osservazione della natura lo convinse che la sostanza primordiale è l'Acqua, pur tramutandosi rimane sempre se stessa, non ha forma propria, è il nutrimento della vita,  tutto ciò che è vivo è umido, se non ci fosse l'acqua non esisterebbe la vita.

 

L' APEIRON DI ANASSIMANDRO

Nella Scuola di Mileto si accese un accanito dibattito, chi diceva che l'Arché era la Terra, Dea Madre, divinità Gaia;  chi invece l'Aria, che se compressa diventa pioggia e se pressata diventa polvere; chi il Fuoco per via del suo continuo mutamento. Tra questi Anassimandro, il primo discepolo, un giorno gli chiese al maestro: "Come può l'acqua, o la terra, o l'aria, o il fuoco, essere Arché, se sono elementi determinati e tra loro incompatibili? Non si può mischiare l'acqua con il fuoco, la terra con l'aria!"  

Secondo Anassimandro l'Archè doveva essere una sostanza indeterminata, illimitata, infinita, in grado di connettere il Tutto in un unico respiro. Lo chiamò con un nome che sembra quasi un aperitivo filosofico: "Apeiron", letteralmente "senza limite ", in cui gli elementi non sono ancora distinti.  In origine tutte le cose erano armoniosamente unite, poi per una colpa originale presero a separarsi in coppie di contrari, così nacque il giorno e la notte, la luce e il buio, il bianco e il nero, ma tutti infine per tornare indistinti a fondersi nell'Apeiron.

 

ANASSIMENE E IL PNEUMA

Anassimene, il più giovane dei tre, non era d'accordo. L'Apeiron del suo maestro non è una sostanza fisica reale, quindi non può essere l'Arché, sostanza primordiale.  Invece è l'Aria, che sta impalpabile ovunque, che rarefacendosi diventa fuoco, che condensandosi si fa vento, nuvole, acqua, terra, pietra. L'aria è un soffio vitale, il nostro respiro.

C'è un bel verso di Goethe che da l'idea:  "Il respiro dell'uomo è come il vento, che riempie e svuota, che opprime e libera, tanto meravigliosamente mischiato alla vita".  

In quei tempi Scienza e Arte erano la stessa cosa, leggo i saggi antichi e mi sembrano poeti. Come ad esempio Anassimene: "Come l'anima nostra che è aria, ci sostiene, così il soffio e l'aria circondano il mondo intero". Questo soffio vitale, intangibile, senza forma e materia, si chiama Pneuma.

Anassimene di Mileto, 586 - 528 a.C., quando lo studiai al ginnasio non intuii la sua modernità.

Ora mi sembra di aver capito, mi inchino al Maestro Galeno, per ringraziamento e un saluto. Ma lui mi ferma: "No, rialzati, non è finita: devo dirti che il Pneuma è un'onda in mutamento, va su e giù, tutto mantiene e tutto trasforma, pervade il corpo e l'universo intero, perchè tutto scorre.Ora facciamo un salto ad Efeso, 73 chilometri a sud, per conoscere Eraclito, il signore del Panta Rei.

Prossimo racconto: "Eraclito detto l'Oscuro".