IL SIMBOLO DEL TAO

Sulla parete in fondo, come una pala d'altare, si staglia l'immagine del Tai Ji Tu: la Mappa del Principio Supremo. A me piace immaginarla come un quadro: è l'alba, un uomo cammina sulla cresta della collina, ad est il giorno illumina la valle dove campi coltivati, boschi, fiumi e praterie gli donano l'incanto della natura, ad ovest la notte lo getta nell'abisso, in un buio nero che cela ogni cosa. L'uomo segue il sentiero verso Sud, in direzione del nuovo, passo dopo passo, vigile e attento. Ha le spalle rivolte al nord, dove tutto è passato, dove sono le origini da cui si sente spinto. Il sentiero è stretto, si snoda come un serpente.

Lui si affaccia prima da una parte poi dall'altra: speranza e rassegnazione, gioia e dolore, vita e morte. Il trucco è stare in equilibrio e godere di entrambi.

 

Il TaJiTu è il simbolo della cultura taoista cinese. Raffigura due forme simmetriche, una bianca e una nera che si avvolgono l'una intorno all'altra ad evocare due serpenti che si intrecciano in un flusso continuo e perenne. Yin e Yang, due forze contrapposte si integrano e si completano a vicenda, l'uno non può fare ameno dell'altro. Al centro, laddove il bianco e il nero sono al massimo, c'è un puntino del colore opposto. Sembrano gli occhi di due serpenti, bianco sul nero, nero sul bianco. La metafora è chiara: al massimo della notte inizia il giorno, a mezzogiorno inizia il buio, e così via in un mutamento perenne. Io sono affascinato e senza accorgermene mi trovo a canticchiare un verso di Battiato: "... E il mio maestro mi insegnò come è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire". 

 

IL TAO DELLA FISICA

Rassicurato dal sorriso di Lao Tzu mi lascio andare ad una citazione di Fritjof Capra, un fisico teorico che nel 1975 ha pubblicato  il "Tao della Fisica": "La polarità positiva e negativa dell'Elettricità possono essere considerati in termini di armonia Yin Yang, le cariche elettriche non possono da sole riprodurre luce o calore, questi opposti hanno bisogno l'uno dell'altro per diventare elettricità, così come Yin e Yang sono entrambi necessari per formare un'unità Tai Chi".

Volevo sottolineare che tra la filosofia taoista e l'odierna fisica c'è analogia. Ma dallo sguardo perplesso di Galeno, capisco di aver commesso un errore: che idea possono avere i miei amici della elettricità e di campi elettromagnetici? Arrossisco, mi sembra di essere nei panni di Troisi e Benigni che cercano di spiegare la lampadina a Leonardo da Vinci: non mi resta che piangere.

Galeno comprende e mi viene in aiuto: "Anche noi in Grecia abbiamo un bellissimo simbolo dell'eterno divenire: due serpenti che si avvolgono a spirale intorno ad un bastone con le ali e che si guardano negli occhi, lo chiamiamo Caduceo."

E continua citando Eraclito: "La legge segreta del mondo risiede nel rapporto di interdipendenza di due concetti opposti che in quanto tali lottano tra loro, nello stesso tempo non possono fare a meno l'uno dell'altro, poiché vivono l'uno in virtù dell'altro, tra i contrari si crea un conflitto che pone in essere il Logos indiviso, Legge Universale, che regola secondo ragione e necessità tutte le cose". Lao Tzu conviene ed io gli racconto una sequenza di Tai Ji Quan chiamata "Afferrare la cosa del passero.

 

 

 

AFFERRARE LA CODA DEL PASSERO

Nella Forma Yang 108 c'è una sequenza che si ripete 11 volte. In questa il passero rappresenta la realtà, che si riesce a prendere solo per la coda, perché quando lo afferri è già passato.

L'antica scienza del Tai Ji insegna come il corpo può fluire in un movimento continuo e dinamico passando da uno stato all'altro come avviene in chimica, da solido a liquido, da liquido a gassoso. Il dominio cosciente dell'azione fa nascere così il duro dal morbido, la velocità dalla lentezza, la forza dal rilassamento, un pugno da una carezza.

La pratica si caratterizza per un andamento lento e fluido, dove ogni sforzo viene bandito secondo il principio "Minima fatica, massima efficacia". Per averne idea basta osservare un gatto: la base è il suo rilassamento muscolare mentale. L’attenzione è posta nel creare il giusto equilibrio tra gesti, emozioni e stati mentali, tra tensione e distensione, tra passività e attività, tra yin e yang. Il segreto è ascoltare il Qi interno che scorre e muta, cioè l'energia vitale che alimenta tutto il corpo. È proprio la circolazione più o meno equilibrata del Qi che determina lo stato di salute o malattia.

Nell'afferrare la coda del passero si fluisce da uno stato all'altro dei quattro elementi fondamentali: Aria, Terra, Acqua e Fuoco. Ogni elemento corrisponde ad un'immagine, ad un'azione, ad una postura.

L'Aria è Peng, nell'azione marziale è l'atto di "parare" il colpo, di prendere contatto con l'avversario, con l'esterno, in pratica con l'Altro da Sè. La Terra è Lu: "assorbire" la forza dell'avversario come la terra fa con l'acqua, cioè impregnarsi della energia che viene dall'altro: "tirare indietro ruotando". L'Acqua è Ji: "premere", ovvero entrare nel vuoto dell'avversario. L'acqua può avvolgere, inondare con forza, ma anche infiltrarsi silenziosamente dove è vuoto; e se trova il duro, come fa l'acqua del ruscello che incontra un sasso, gli gira semplicemente intorno. Il Fuoco invece è An, la forza esplosiva, che come il fuoco risucchia dal legno ed esplode in alto in lingue fiammanti.  

Quando uniamo in sequenza i quattro stati naturali, passando tra uno stato e l'altro con un lento fluire, a volte ci si accorge di una quarta dimensione, senza tempo e in tutto lo spazio intorno, pronti a cogliere solo per un attimo la realtà vera. Allora scatta un movimento circolare, come ad accarezzare le nuvole, per estenderci nello spazio e afferrare il passero, ma solo per la coda.