Alessandria d'Egitto, 8 marzo 415 dC.

 

Ipazia sta raggiungendo in carrozza il Museo dove insegna filosofia, matematica, astronomia, logica...  Viene circondata da una di banda di parabalani, aggredita con violenza, trascinata in una chiesa, legata, imbavagliata, spogliata, torturata, lapidata, accecata, scuoiata, fatta a pezzi. I suoi resti sono dati alle fiamme. / Perché!?

 

Il Museion dove insegno è una scuola che supera in prestigio persino quella di Atene. Alessandria è da secoli una città multietnica, aperta, tollerante, abitata da greci, egizi, giudei, arabi, siriani, e persiani… Tanti popoli l'hanno resa la più importante città commerciale, politica e culturale dell'impero romano d’oriente. È un centro di ricerca mondiale, la migliore scuola di medicina, di matematica, di astronomia del globo. (A proposito di globo: la terra è tonda)

 

Ipazia è conosciutissima, non solo dai maestri delle università di Roma, Atene e dintorni, ma da tutto il popolo di Alessandria. Lei fa scuola anche per strada, i cittadini fermano la sua carrozza e si mettono a discutere di filosofia. La piazza si riempie.

 

Ad Alessandria filosofeggiare è la moda, ogni disciplina religiosa, ogni corrente di pensiero, ogni posizione politica, hanno lo spazio necessario per ampliarsi, conoscersi e crescere insieme. (Solo così viene il progresso, dal confronto e dalle diversità). 

 

Il potere è in mano al prefetto incaricato dall'imperatore romano, Oreste, un brav’uomo, onesto, aperto, intelligente, che tenta di difendere Ipazia, ma niente può fare contro il Vescovo Cirillo, tracotante e potente, che aizza le sue bande contro tutto ciò che è pagano, “Il paganesimo deve essere distrutto, i templi sostituiti da chiese., Platone, Aristotele, Plotino devono essere assolutamente censurati, dimenticati, mai esistiti”.

 

 

La storia

 

Alle assemblee delle comunità convocate da Oreste partecipano pagani, ebrei e cristiani. Purtroppo il resto della popolazione ne è escluso. Agli egizi, ai greci, arabi, siriani, persiani non è riconosciuto alcun diritto. Sono poveri, impotenti, ed è normale che si incavolino.

 

La situazione ad Alessandria si fa incandescente, i poveri esclusi si ribellano, lo fanno per disperazione e anche con violenza. Il Vescovo Cirillo ne approfitta per incitare la caccia all’infedele, spronare le sue bande di parabalani e fare strage di ebrei dando tutta la colpa ai pagani. Cirillo diffonde notizie false, mente all’imperatore, manipola la gente, tutto per favorire una cruenta guerra civile, perché lui è il più potente.

 

Tutti contro tutti. Cristiani contro pagani, contro ebrei, arabi, egiziani. Ogni notte bande violente si aggirano nelle vie della città: furti, aggressioni, stupri, stragi… Ormai si è persa ogni ragione, la gente parla con frasi fatte, non ascolta, non guarda, non pensa, diventa un automa. Questo è il più grave danno alla filosofia. Intanto il Vescovo Cirillo accresce il suo potere, depreda tutte le sinagoghe, si infila in ogni apparato e struttura, ad esempio per lavorare negli uffici pubblici bisogna essere cristiani, altrimenti o ti dimetti, o ti converti, o fai la fame. Tantè!

 

Ipazia resta coerente con la dottrina di suo padre Timeo, ex direttore del Museion: le ha insegnato che la scienza è un’autorità indipendente, che va al di là di ogni divisione religiosa e politica, di etnia e di genere. E malgrado i ricatti, le intimazioni, le minacce Ipazia continua a insegnare la disciplina filosofica dei neo-platonici, il nuovo sistema dei pianeti, la libertà di pensiero e di ricerca.

 

Mi chiamano "sacerdotessa della conoscenza", in fondo lo sono, dedico ogni momento della mia vita a mantenere vivo il sacro fuoco della cultura. Gli studiosi vengono ad Alessandria per consultarmi, la gente mi ferma, domanda, ascolta, ragiona, comprende. Questo Cirillo non lo tollera. Mi minaccia, per lui sono una donna, un essere inferiore. Mi perseguita, cerca di spezzarmi, annientarmi. Ma io resto me stessa, io sono superiore, tra qualche millennio sarò il simbolo della emancipazione femminile. Io non ho paura, il mio unico peccato è la conoscenza. Per il potere di Cirillo è peccato mortale, ma lui non sa che scienza e filosofia non potranno mai essere messe in catene. 

 

 

L’editto di Tessalonica

 

Come è cominciato tutto questo? Torniamo qualche anno indietro, al 16 febbraio 391, quando l'imperatore romano Teodosio emana l'Editto di Tessalonica. Che dice: "Il Cristianesimo è religione ufficiale dell'impero, ogni altra religione è vietata".

Ad Alessandria cominciano proteste, tumulti, scontri. Il vescovo patriarca Teofilo, lo zio di Cirillo, in una famosa omelia incita la folla cattolica a distruggere il tempio sacro del Serapeo, a bruciare la famosa biblioteca di Alessandria, a fare strage di pagani e genocidio di infedeli.

 

I cristiani distruggono, uccidono, confiscano beni, templi, altari, riti. Sono malati di vendetta. Dopo secoli di persecuzione ora vogliono vendicarsi, trasformare i vecchi persecutori in perseguitati, sostituire con la loro Bibbia tutti i testi antichi, realizzare una nuova narrazione della storia, alzare ogni livello dell'oppressione. Un bell’esempio per il futuro, e chi ha orecchio intenda.

 

Morto il patriarca Teofilo diventa patriarca suo nipote: Cirillo, ancor più spietato, assetato di sangue e di potere. "Chiunque costituisce un ostacolo alla conquista totale del potere religioso, culturale e politico deve essere eliminato in nome Dio, a cominciare da tutti gli ebrei perché loro hanno ucciso Cristo". Ed è normale in tal caso approfittarne per far fuori i personaggi scomodi. La storia è andata sempre così, non è cambiato nulla. Semmai il problema è che parliamo di Progresso.

 

Cirillo è amico dei parabalani. Chi sono? Monaci del deserto che volontariamente si dedicano ai malati e alla sepoltura dei morti. “Parabalani” significa "coloro che rischiano la vita”, sono in pratica “infermieri barellieri" Ma ufficialmente. In realtà si tratta di rabbiosi monaci, una setta di assassini turbolenti e fanatici, che si ergono a giustizieri, invadono le sinagoghe, rapinano ogni ricchezza, stuprano le donne, occupano i templi e li trasformano in chiese. E chi nomina Zeus deve morire.

 

Ipazia capisce che non c'è più posto per manifestazioni di autonomia culturale e per la libertà di pensiero, culto, scienza, filosofia. Ma continua imperterrita ad insegnare la filosofia, la matematica, l’astronomia, la medicina. Cirillo allora la accusa di praticare le scienze occulte, cioè di essere una strega: "Ipazia con i suoi incantesimi mantiene viva l'anima pagana, deve essere catturata, eliminata e data ad esempio alle generazioni future".

Inizia così la caccia alle streghe.

 

 

La morte del paganesimo

 

L'assassinio di Ipazia segna la fine di un’era, il tramonto della cultura pagana antica, è il simbolo della vittoria del Cristianesimo che sancisce la fine della vita culturale religiosa del mondo ellenico antico e da inizio al Medioevo. Potremmo dire che è stato il primo femminicidio della storia.

 

La mia morte violenta è un eterno atto d'accusa contro la cieca e stolta violenza che è insita in ogni fondamentalismo politico e in ogni fanatismo religioso. Io, Ipazia di Alessandria, sono il potente simbolo della lotta tra l'illuminazione intellettuale e l'oscurantismo religioso. La mia colpa più grave è stata quella di oscurare il prestigio del patriarca Cirillo, un uomo maschio, gretto, egoista, ignorante, roso da una invidia accecante. 

 

Non vi è luogo di Alessandria in cui non si attende con trepidazione la carrozza di Ipazia la pensatrice, ma la mattina dell’8 marzo, sulla strada che la porta al Museion dove ha lezione, ci sono ad attenderla parabalani, con il volto coperto, i suoi aguzzini. Quando l’intelligenza femminile diventa pubblica, la politica viene talmente sconvolta da doverla assolutamente distruggere, cancellare, eliminare, farla a pezzi, ridurre in cenere affinché nulla resti, nemmeno il ricordo.

 

Si! Sono una donna! Con tutta la forza, la caparbietà, il coraggio proprio delle donne. La filosofia non fa differenza di genere, non ha sesso, va al di là di ogni divisione, per me il confine è solo un punto di incontro. La Verità non ha sesso, io sono soprattutto una scienziata, “sacerdotessa della conoscenza”, devo custodire il fuoco sacro affinché non si spenga,  sono votata alla scienza, a cui dedico tutta la mia forza, amore e tenacia.

 

Ipazia ha ragione, la sua vera colpa è la conoscenza, la crescita, la consapevolezza. Perché in questo modo mette in dubbio il “funziona così”, lo status quo. Solo per questo è ritenuta un’eretica. Contro tale eresia occorre una punizione esemplare, così da spaventare per secoli future imitatrici. Ipazia enfatizza l'idea scientifica di un'unità trascendente e immutabile da cui tutto deriva e a cui tutto ritorna.

 

Il Cosmo armonico è espressione dell'unica divinità. Dio lo si trova nella bellezza dell'ordine universale. Io credo fermamente che occorre integrare filosofia e scienza, arte e salute, matematica e astronomia, in una visione olistica della medicina. La comprensione della natura, del nostro corpo e dell'universo intero, è fondamentale alla ricerca della Verità, quindi per avvicinarsi il più possibile agli Dei.

 

 

 

 

 

NOTA

La sua visione della salute è un'estensione della tradizione greca che integra la medicina con la filosofia naturale. La Salute può essere intesa in termini di Equilibrio e Armonia, sia a livello fisico che mentale. Ipazia pone la sua enfasi sul razionalismo e sul metodo scientifico, suggerisce un approccio alla salute che valorizza la conoscenza e l'indagine razionale per comprendere il corpo umano e i suoi processi.