Da Galeno a Cartesio

DOVE ANDIAMO

Siamo tornati a Roma tra beute e alambicchi, Galeno è pensieroso, si mette a rimestare nel mortaio, poi mi chiede: "Quo nunc imus?" Ci ha preso gusto, si giustifica: "Curiosus sum". A me piacerebbe approfittarne per conoscere altri filosofi dell'antichità, ma lui ha capovolto il gioco.

D'altronde l'occasione è ghiotta, io posso portarlo nel suo futuro, di fatto ora sono io la sua guida. Ma non ne sono capace, io posso portarlo solo fino al giorno in cui è cambiato il mondo, a quell'aprile del 1623 quando un filosofo ricevette in sogno direttamente dalla Vergine Maria le tre parole magiche che ci avrebbero portato direttamente alla modernità. Oltre quella data lui non capirebbe, per il semplice motivo che io stesso stento ancora a comprendere.

Lui continua a rimestare nel mortaio in attesa di una proposta. Io mi chiedo come è cambiata da allora la filosofia della salute. Galeno è stato il centro della medicina per altri 1400 anni, poi d'improvviso è sparito nell'oblio o è stato ridotto a barzelletta. In questi 14 secoli è successo qualcosa che ha dato inizio alla filosofia moderna, ad uno straordinario progresso scientifico e ad un nuovo concetto di Salute.

Ecco, adesso ho la risposta: "Andiamo al confine tra il vecchio e il nuovo, al dominio del Pensiero sulla Natura, in una Europa che ha imposto a tutto il mondo giacca e cravatta. Ci andiamo passo passo, con calma, poi ci saluteremo, perché a quel punto il tuo mondo non esisterà più."

 "Consentio, tempus non ignoscit, eamus". Ha ragione, il tempo non perdona. La prima tappa la facciamo a Ippona, nella Numidia del 400 dC, dove troviamo Agostino, simbolo della Fede Cristiana. Poi andiamo ad Alessandria d'Egitto a cercare Ipazia, simbolo della Ragione pagana. Con loro finisce il paganesimo e inizia il Medioevo.

 

AGOSTINO E IPAZIA

Agostino nasce a Tagaste, in Numidia, nel 354 dC,  Ipazia ad Alessandria d'Egitto nel 355 dC. No, non si conoscono, in pratica sono due personaggi agli antipodi.

Ipazia, scienziata e filosofa neoplatonica, rappresenta la tragica conclusione di un'epoca di libertà intellettuale e di pluralismo religioso, viene rapita, torturata, lapidata, dimenticata. Oggi qualcuno la dice prima femminista. Agostino, bel giovane dissoluto viene emigrante in Italia dove conosce Sant'Ambrogio il Super-Vescovo, si converte e fonda la teologia cristiana con cui segna l'inizio di una nuova era del pensiero filosofico, diventa Vescovo e poi  Santo, Agostino è il primo santo emigrante.  

"La Verità è nella rivelazione divina", dice lui. 

"La Verità è nel  mondo naturale e nel pensiero scientifico", dice lei. 

"La Salute è dell'anima, la salute del corpo non esiste, è solo mancanza di Malattia", dice lui.

"La Salute va cercata nella ricerca razionale, è conoscenza e disciplina", dice lei.

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AGOSTINO DI IPPONA

Agostino nasce in Numidia, a Tagaste, in una famiglia che dimostra i conflitti dell'epoca sin dentro ogni casa. Suo padre Patrizio è un miscredente pagano, violento e libertino, sua madre Monica è una fervente cristiana, assillante e bigotta. A 17 anni Agostino va a Cartagine per studiare retorica, più che altro  frequenta osterie, sobborghi e bordelli. A 19 anni ha un figlio, Adeodato. Poi la svolta, un giorno con i suoi amici scapestrati va a rubare delle pere, "non per fame, tanto per rubare", entra in crisi,  comincia a riflettere sul significato di peccato e diventa filosofo.

Sul principio aderisce al manicheismo, in cui da una parte c'è la luce folgorante del bene, dall'altra le tenebre oscure del male. Ma non trova pace, viene in Italia, a Roma, poi a Milano, sede dell'Impero, dove diventa professore di retorica e conosce il Super Vescovo Ambrogio dal grande potere, al cui cospetto si inchina persino l'Imperatore Teodosio.

Ambrogio lo induce a lavorare alle interpretazioni allegoriche della Bibbia. Ma lui racconta che durante una delle sue crisi spirituali nel giardino di casa, sente una voce di bimbo che canta "Tolle, lege", cioé "Prendi, leggi", è un segno divino, apre la Bibbia, legge una frase e si converte assieme al figlio Adeodato. Confessa di essere stato istigato da sua madre Monica, "la mamma è sempre la mamma". Fa voto di castità ma "con molta calma, al tempo giusto, l'uomo è fragile". Celebre una frase: "Ama e fa come vuoi, senza esagerare".

Siamo nel 387, l'anno seguente torna a Tagaste e fonda un monastero, viene ordinato sacerdote e subito diventa Vescovo di Ippona. Con la sua penna sputtana i pagani e combatte tutte le eresie, in particolare l'arianesimo. Scrive per difendere la dottrina ortodossa e fonda così la teologia  cristiana. Muore nel 430 durante l'assedio di Ippona da parte dei Vandali.  

 

LA TEOLOGIA DI AGOSTINO

Vasta la sua opera, Agostino risolve in un colpo il problema del Tempo, dell'Esistenza di Dio, della Creazione, della Trinità e della Verità. Il Tempo per Agostino è solo un'illusione creata dalla mente umana, giacché Dio ha creato il mondo con i mari, la terra e il tempo. Prima della creazione il tempo non esisteva. Il Tempo  è da riferire all'animo umano nel dispiegarsi della sua coscienza tra la memoria del passato e l'attesa del futuro.

Se il Tempo non esiste, allora non esiste alcun Principio, Dio è eterno,  non ha principio né fine, è fuori dal tempo. Quindi la Verità è lì dove si trova il Tempo, cioè nel Cuore dell'uomo. La Verità  è una luce che illumina l'anima: "In divino Veritas".

Mentre Platone cerca la verità nel mondo delle idee, Agostino la trova nel cuore, dove il buio non esiste, perché il buio, cioè il male, è solo mancanza di luce, di bene. Stessa cosa riguardo la malattia, che non esiste, perché è solo mancanza di salute. Non si commetta l'errore di intendere la Salute come del corpo, la Salute è proprietà dell'anima. Mentre per Platone la materia è il male e bisogna lavarsi più volte per mantenere l'igiene del corpo, per Agostino, essendo l'uomo creazione divina, la materia non può essere il male, è solo mancanza di bellezza, che è dell' anima, quindi consiglia di lavarsi  non più di una volta a settimana. 

  

«Tardi ti ho amato, Bellezza così antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Sì, perché tu eri dentro di me ed io fuori: lì ti cercavo.» (Confessioni X, 27.38)