Ora scordiamo Galeno perché arriva Cartesio. Svuotiamo la tazzina” e ricominciamo da capo.
Nella storia della Filosofia c’è un prima e un dopo Cartesio, è lui lo spartiacque della medicina moderna, il genio imbelle a cui si deve la supremazia della cultura occidentale e il nostro stupefacente progresso scientifico. Governa da 400 anni, è lui, Renè Descartes, il nuovo punto di riferimento, il maestro del dubbio che supera sé stesso, il dispensatore dell’unica certezza razionale: "Dubito ergo Cogito ".
Non possiamo fare altro che inchinarci al suo genio con venerazione e rispetto, ma per coerenza dobbiamo concederci il beneficio del dubbio e chiederci: "Chi è René Descartes?"
Viene voglia di scrutarlo dal buco di una serratura per entrare nella sua testa e nel suo cuore, perché, ne sono sicuro, un cuore, pure lui, ce lo aveva.
UN GENIO IMBELLE
“Chi era Cartesio?” Da dove viene la sua sconvolgente genialità?
Lo immagino pallido, stortignaccolo, timoroso, malaticcio, insicuro, passionale, eppure determinato, pignolo, preciso, matematico, razionale.
Un tipo strano, se volessi trovare un aggettivo per definirlo direi “imbelle”, nel senso di "inadatto ad ogni guerra".
Non era proprio un bell'uomo, quando passava per strada le donne si giravano tutte, ma dall'altra parte. Viso allungato, capelli scuri e ondulati fino alle spalle, occhi neri, piccoli e sporgenti, baffi sottili e curati con un moschetto appuntito sotto il labbro inferiore per avere un aspetto ordinato e intellettuale come andava di moda nel ‘500. Un abbondante colletto di pizzo lo rendeva ancora più rigido di quel che era, su tutto un gran naso, lungo e prominente: il battente del genio.
E fu proprio il suo naso, come scopriremo nel racconto “la mosca di Cartesio” , l'ispiratore di quel sistema geometrico che ci ha permesso di rappresentare i punti nello spazio, quelle coordinate fondamentali che ci saranno utili anche per la nostra postura di Salute.
La Vita
In una delle case "più antiche e in vista della Turenna" nasce il piccolo René, subito appare gracile e di salute cagionevole, soffre di tali difficoltà respiratorie che i medici disperano per la sua sopravvivenza. A un anno perde sua mamma e viene affidato ad una balia a cui resterà sempre affezionato. Suo padre fa l'avvocato ed è troppo impegnato per occuparsi di lui. Quando ha 11 anni lo manda in collegio dai gesuiti, dove studia grammatica, retorica, filosofia, ma solo un'ora di matematica al giorno, lui che sarà soprattutto un grande matematico.
Poi va a Poitiers e si laurea in diritto, secondo la volontà del padre segue la carriera militare che lui detesta totalmente. La vita lo ha reso timoroso e tormentato dai dubbi, incerto, pigro, apatico, cagionevole, ritiene che dormire molte ore al giorno sia pratica essenziale alla salute fisica e mentale dell'essere umano.
Quando è proprio costretto ad arruolarsi, sceglie l'esercito olandese perché lo sa inattivo per due anni, dopo i quali, per sua somma sfortuna, scoppia la guerra dei trent'anni, un massacro tra cattolici e protestanti. E così si ritrova a combattere nell'esercito bavarese.
Durante il rigido inverno trova riparo in una calda villa sulle rive del Danubio, ed è lì che la notte del 10 novembre 1619, dopo una sauna bollente, gli appare in sogno la Madonna di Loreto che pronuncia tre parole che cambiano totalmente la sua vita e la vita di tutti noi.
"Cogito Ergo Sum"
Domanda: Quale scelta di vita può fare un giovane tormentato da mille dubbi e senza alcuna certezza? Quale mestiere può preservarlo dai pericoli della guerra, della politica e della religione? Soprattutto come difendersi dalle irrazionali passioni di un corpo inaffidabile e dai bagordi mondani? Quale attività consente di stare disteso a letto per gran parte del giorno, oppure in poltrona davanti al camino con un quaderno sulle ginocchia e una penna di struzzo in mano, soltanto a cogitare?
La risposta arriva senza dubbi: il filosofo.
Ma il dilemma del filosofo è sapere da dove cominciare. L’unica cosa certa è che lui dubita di tutto, tranne che sta dubitando. La crisi è totale. Gli viene in aiuto la Madonna di Loreto in persona che in sogno gli offre la soluzione: “Se dubiti vuol dire che pensi, e se pensi allora esisti”. Ecco dal sogno tre parole magiche: “Cogito ergo Sum".
Tutto è razionale: “Io esisto perché dubito, io sono sostanza pensante” Questa è l'unica indiscutibile verità, Il resto è mondo esterno, una forma geometrica: "Res Extensa".
Il resto viene da sé. La realtà è semplicemente l'oggetto dei pensieri. Tra vero e falso la differenza è solo tra ciò che è (pensiero) e ciò che appare (materia). Il motore del mondo è la mia Mente. il suo scopo è filosofeggiare. Tantè!
Pensiero e passione
“Res cogitans” e “Res extensa”, da una parte il pensiero dall’altra la materia, da una parte la mente, dall’altra il corpo, da una parte una sostanza incorporea, dall’altra una forma geometrica.
Con tale dualismo Cartesio supera agevolmente le rogne della politica, della religione e delle passioni mondane.
La scelta è del tutto razionale. Vedi i precedenti: nel campo scientifico Copernico, Keplero, Galileo Galilei, con le loro idee sul cosmo, hanno avuto tanti di quei guai da dover abiurare il lavoro di decenni; peggio per la religione e la politica, Ipazia, Tommaso Moro, Giordano Bruno, persino Socrate e Cristo sono finiti male. Cartesio è un filosofo razionale e prudente: il semplice cogitare razionalmente lo mette a riparo da ogni eventuale incidente.
E Dio? "Dio c'è. Essendo perfetto non può non esistere dal momento che l'esistenza è parte della perfezione". Se Dio ci ha dato una ragione non in grado di comprendere è del tutto irrazionale cercare di comprendere un mistero.
E le donne? Beh, questo lo vedremo in un prossimo racconto, è un mistero irrisolto. Il timido René, oltre che bruttino, frequenta solo una donna, una cameriera da cui ha una figlia amatissima, Fracine, che purtroppo muore a sei anni lasciandolo disfatto. Allora costruisce una bambola meccanica con le sembianze della bimba.
Oltre queste due donne, lui parla solo con regine e principesse con cui stabilisce rapporti epistolari e didattici. Ma è proprio l’irrazionale passione per la Regina Cristina di Svezia a condurlo alla morte. Un mistero, che cercheremo di svelare nei prossimi racconti.