La verticalità risponde ad una legge di fisica conosciuta nel mondo come il teorema di Manfredi-Lavazza che recita semplicemente: “Più lo mandi giù, più ti tira su”. Lo spot si riferisce ad una tazzina di caffè, ma gioca su un irresistibile verità. “Più mandi giù il peso più braccia, collo e testa salgono in alto”.
In fisica parliamo della forza di gravità che equilibra la forza dell’espansione. Nel racconto dedicato alla mosca di Cartesio abbiamo accertato un principio taoista che dice: “Corpo che pensa, mente che danza”. Il mio corpo lo sa, anche il tuo, basta ascoltarlo, con la fantasia un bimbo e con l’istinto di un animale.
La teoria appare complessa, nella pratica realtà basta lasciar fare all’intelligenza del corpo: “Let it be, lascia che sia”. Ma attenzione “lasciare andare” è cosa diversa da “lasciarsi andare”. Come dice Verlaine: “Essere leggeri come un uccello e non come una piuma”.
Se in fisica la forza di gravità spinge verso terra, la forza di espansione spinge verso il cielo. Un giorno mia nonna, indicando una quercia maestosa, disse: “Guardatelo: più affonda le sue radici nella terra più le sue fronde vanno verso il cielo”.
“Più lo mandi giù, più ti tira su”.
Una volta stabilito il rapporto tra un caffè Lavazza e il peso della gravità possiamo procedere ad una verifica propriocettiva. Sappiamo che il peso va in basso, attratto dal centro della terra, semplicemente per il fatto che la terra è enormemente più grande del mio corpo, la cui gravità in confronto è risibile. Eppure si crea un diretto contatto tra il mio centro di gravità permanente (Dantien) posizionato due dita sotto l’ombelico e la gravità che ci tiene attaccati al suolo, tanto che in verità mio cugino che vive in Oceania io lo immagino sempre a testa in giù.
Prendiamo la posizione eretta cercando di mettere dritta la colonna vertebrale, cioè l’asse centrale, in modo che il mio coccige venga risucchiato naturalmente in basso. Lascio andare e mi sembra di essere a terra come un sacco di patate, non riesco nemmeno a spostare una gamba. A questo punto ho la sensazione che un filo attaccato sulla punta del capo, il sincipite, mi tiri in alto distanziando le vertebre e allungandomi la colonna. Lo so, si tratta della famosa forza di espansione e mi sento tutto dritto senza accasciarmi a terra.
L’uomo è l’unico animale che cammina su due zampe, piedi a terra e testa tra le nuvole. Il mio corpo è intelligente e lo sa, lo ha imparato quando aveva appena un anno e cercava mi mettersi in piedi. Col senno del poi potrei ora discettare cartesianamente di due vettori che partendo dallo stesso punto centrale (Dantien) si dirigono uguali e contrari uno verso il basso e uno verso l’alto. Mentalmente li disegno della stessa lunghezza e intensità in modo che siano in equilibrio.
Ma in tal frangente non penso a Cartesio, il corpo fa tutto da solo, il peso mi da l’impressione che i miei piedi sprofondino nel fango, piantato a terra come un palo. Intanto la mente mi tira su e mi dona l’impressione di essere come una statua greca.
Ed improvvisamente, come con uno switch (alias “interruttore”) più il peso mi manda giù, più lui mi tira su. Tanto che viene naturale abbassare le spalle e alzare le braccia (vedi il test di George Xu). In natura lo Yin si contrappone allo Yang, la regola taoista è semplice. È il gesto di Eva che alza il braccio per raccogliere la mela dell’albero della conoscenza, unendo così terra a cielo e dando inizio alla storia dell’uomo.
In conclusione possiamo dichiarare che il teorema di Manfredi-Lavazza è scientificamente valido: “Più lo mandi giù, più ti tira su”.