Due decenni fa affrontai l’esame di istruttore Tai Ji Nei Dan.

Cos’è! “Nei” significa interno, “Dan” è medicina, “Tai Ji” è Principio supremo, quindi letteralmente il test era sulla “medicina interna del principio supremo”, una salute che viene da dentro.

Il Maestro Xu Guo Min, chiamato George perché viveva a Los Angeles, un omone grosso come un armadio, ma se lo toccavi sembrava non esistesse, appoggiò le sue mani sul dorso delle mie pregandomi di assumere una postura eretta, come un pino, con la sola idea di ascoltare tutta la gravità del mondo. “Solo allora alzare le braccia”. Niente altro.

Cercai di concentrarmi sul mio asse verticale, di svuotare la testa, di affondare le radici per alzare i miei rami al cielo. “Cielo terra e respiro” mi dicevo. Niente altro.

“Good… Good”, diceva George, “Good… Pass…”

Ma io non stavo facendo assolutamente nulla, eppure mentre cercavo di scaricare tutto il mio peso e i miei pensieri a terra, sentivo le mie braccia come se si alzassero.

“Good! Good! Pass.” Lui diceva, ma io dovevo pur far qualcosa. Decisi di alzare le braccia e subito, d’improvviso, mi ritrovai steso a terra. Evidentemente avevo creato in me qualcosa di duro a cui lui si era attaccato per buttarmi giù.

Mi guardò con sussiego e dall’alto in inglese proclamò la sua sentenza: “Tu non devi imparare nulla, devi solo ricordare quando eri bambino, anzi meglio: animale”.

Mentre tentavo di rialzarmi ricordai quel che diceva spesso: “Sono i bambini i veri maestri”.

Finalmente in piedi mi inchinai umiliato ringraziando, George Xu sorrise: “Ok”.

E disse in cinese:  Shēn zài sīkǎo, xīn zài wǔdòng”.

Lo guardai con imbarazzo, parlò in inglese: “Body that thinks, mind that dances.

Per tradurlo poi chiesi ad un amico: “Corpo che pensa, mente che danza”.